Sinfonia numero mezzanotte

Quello che mi fa più paura, di questi anni giovani che volano via come fogli di carta strappati regalati al vento d’inverno, non sono le borse sotto agli occhi, il fisico imperfetto e tendente a mostrare generose morbidosità da ogni angolo di visuale, un timido capello bianco strappato alla luce da una pinzetta maldestra e anche un po’ complice, no, niente di tutto ciò. Non è nulla che possa riguardare il mio corpo e il suo naturale processo di invecchiamento, da me anche un po’ assecondato – a dirla tutta – grazie alla mia naturale predisposizione a simpatizzare con cugina Pigrizia, l’alleata perfetta e anche un po’ maligna.

Quello che mi manca della prima giovinezza sono le Parole. Quelle Parole.

Parole lette, viste, parole metabolizzate in parole da sposare con altre parole che poi fuggivano e tornavano accoppiate con altre parole ancora, le meretrici. Io le mangiavo, le ammiravo, le sentivo ovunque e dovunque c’erano parole disposte a rincorrermi per farmi perdere la testa su un foglio bianco da riempire rigorosamente con una biro nera.

Le prendevo e le legavo al foglio, le guardavo fino a farmi lacrimare gli occhi e le ricordavo tutte le volte che mi sono trovata affacciata al mare con la testa stanca e impazzita di rabbia codarda, le tiravo fuori dalla tasca perché mi facessero ancora più male fino a stendermi sul letto ubriaca di frasi non finite e sentimenti urlati troppe volte con troppe parole maldestre e inopportune nei miei riguardi.

Le usavo, le vivevo, le stroncavo e le uccidevo.

Io ero la padrona e loro le mie allieve impertinenti che si credevano vissute. Non conoscevo la paura dell’errore né la riverenza per la razionalità, non distinguevo le ore e i risvegli, le luci e i divieti, i sensi dai sassi. Toccavo la strada con le dita, e si tingevano di arancione.

Questa notte ascolto musica classica immaginandomi parole per poi poterle sognare la notte e buttarle via dentro al cestino o afferrarle all’alba con indosso una vestaglia blu e tanto sonno.

Giocare insieme, ancora per un po’,e non rimettere mai a posto la stanza anche dopo che ve ne siete andate perché la cena è pronta e le altre parole sono già apparecchiate.

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  1. #1 by Miss Fletcher on gennaio 28, 2012 - 5:46 pm

    Io invece sono senza parole.
    Me ne viene solo una, brava.
    E non dico altro, per non essere banale…
    Intanto la nostra cioccolata con panna da Cavo non ce la toglie nessuno!
    Un abbraccio!

  2. #2 by lalaureanda on gennaio 30, 2012 - 2:34 am

    Grazie, davvero.
    mhhh cioccolata calda, in queste giornate ci vorrebbe davvero, non vedo l’ora! Sono praticamente reclusa in casa, che pena!

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